Penso che i tempi siano molto cambiati dagli anni '60!
La maggior parte della mia famiglia ha vissuto lunghi periodi all'estero (anch'io ho passato 7 anni via dall'Italia) ed ho anche dei parenti in Australia (che tra l'altro sono venuti a trovarmi questa settimana).
E' molto difficile riuscire ad emigrare li' di questi tempi. Devi:
1) Essere giovane (max. 30 anni)
2) Essere qualificato (devi avere una qualche utilita' una volta che stai li')
3) Essere in forma (non devi dare l'idea di gravare sullo stato sociale)
Al di la di questo, personalmente penso l'emigrazione italiana sia molto cambiata negli ultimi 20 anni.
E' incredibile come la nostra classe politica ed i nostri mezzi di informazione diano costantemente l'idea dell'italiano all'estero come (lo dico con il max. rispetto possibile e solo per usare uno stereotipo) il mezzadro siciliano analfabeta di inizio secolo con 37 figli a carico che non riesce a trovare lavoro nella terra d'origine e che si trasferisce via nave negli stati uniti dove, dopo 10 anni di lavoro in miniera, apre il fatidico ristorante grazie alle doti culinarie che noi italiani abbiamo per grazia divina.
La realta' e' (x fortuna!) in buona parte molto diversa.
A Londra, ad esempio, la stragrande maggioranza degli italiani di 30/35 anni e' del Nord Italia, laureata e lavora in banche d'investimento o fa un dottorato di ricerca (ho letto una statistica della camera di commercio che sosteneva che un investitore su tre e' italiano).
Per quel che riguarda il mio caso (dottorato piu' insegnamento all'universita') ti posso garantire che la ripartizione etnica in campo accademico e' costituita SOLO da italiani, greci (tantissimi), spagnoli, indiani (nelle materie matematico/scientifiche) e russi.
I paesi anglosassoni (quindi anche gli stati uniti) tendono infatti ad importare dai paesi latini soprattutto medici, insegnanti e chiunque avendo una forte base culturale teorica possa dare un contributo particolare alla vita nazionale.
Questo fattore non e' una reale novita' storica; gli schiavi greci a roma si occupavano infatti di fare i precettori od i medici.
Mi sto' perdendo...
Ritornando al tuo discorso, vivere un'esperienza all'estero e' sempre di enorme beneficio. Consente soprattutto di acquisire i mezzi necessari per effettuare reali paragoni sociali.
La stragrande maggioranza di persone (oltre che per curiosita' intellettuale) lo fa per darsi quelle POSSIBILITA' (possibilita', non certezza!) che purtroppo in Italia un sistema nepotistico-feudale spesso nega.
Non pensare pero' che esistano automatismi culturali che ti diano diritto a posizioni privilegiate. E soprattutto lascia stare la storia del Gabon. Ho molti amici che lavorano in paesi africani con organizzazioni internazionali e non hai idea di quanto siano qualificate e di quanto abbiano lottato per le posizioni che ricoprono (e tutti, guardacaso, sono stati assunti all'estero - cioe' nonostante siano italiani rappresentano altri governi).
In Gabon ci vai con del denaro ad aprire una fabbrica.
Altrimenti, da buon italiano medio, ti affidi alle conoscenze di papa' e mamma'. Scusate se me la meno, ma dovreste fare un salto al consolato italiano di Londra. Penso rappresenti lo stereotipo massimo di paraculismo nazionale. Ci lavorano persone che non sanno parlare in Inglese (in inglese, mica in Shwaili!) e che penso siano state cacciate a calci in culo da qualche diplomificio privato molto costoso.
UN INCUBO !!!